Il Consiglio Valle, nella sua riunione di giovedì 21 maggio 2026 ha accantonato per la prossima adunanza, prevista per mercoledì 10 giugno, il confronto politico sulla chiusura delle gallerie autostradali Côte de Sorreley e Signayes, scegliendo di partire da una risoluzione della maggioranza che chiede più voce in capitolo sulla gestione dei lavori e sui disagi alla viabilità.
Cosa prevede la risoluzione di maggioranza
La risoluzione, che vede Corrado Jordan come primo firmatario ed è sottoscritta da Josette Borre, Aurelio Marguerettaz, Michel Martinet, Loredana Petey, Laurent Viérin, Pierluigi Marquis, Marco Sorbara, Luisa Trione e Marco Viérin, consiglieri di Union Valdôtaine, Forza Italia e Centro Autonomista, parte dal quadro definito da SAV: l’intervento di adeguamento e messa in sicurezza delle due gallerie per circa 40 milioni di euro, con una chiusura totale della tratta stimata in 370 giorni consecutivi. Il raccordo tra autostrada A5 e strada statale 27 viene definito “un’infrastruttura nevralgica” per mobilità quotidiana, trasporto pesante, flussi turistici e attività economiche, e si dà atto che Amministrazioni comunali, categorie e comunità locali hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute su tempi di percorrenza, accesso ai servizi e impatti economici.
Su questa base il testo impegna il presidente della Regione Renzo Testolin e la sua Giunta a tre mosse politiche principali: chiedere formalmente, in qualità di socio, la convocazione immediata dell’Assemblea SAV, rappresentare in quella sede “ferme preoccupazioni” dei territori sugli impatti socio‑economici della chiusura prolungata e sollecitare con urgenza la società ad approfondire “ogni ulteriore soluzione tecnica, organizzativa e temporale” che possa ridurre la durata della chiusura, evitare dove possibile l’interruzione totale e mantenere, seppur in forma parziale, una qualche viabilità durante i lavori. La Giunta dovrà poi riferire in Consiglio Valle ed in Commissione sugli esiti del confronto con i vertici SAV e sulle determinazioni operative che saranno assunte.
Nella nota congiunta, i tre gruppi di maggioranza ribadiscono che gli interventi non sono rinviabili, ma insistono sulla necessità “di un confronto costante” con la concessionaria per ridurre al minimo i disagi e valutare tutte le opzioni possibili sulla cantierizzazione. Sottolineano anche che le informazioni di dettaglio su tempi e modalità dei lavori sono arrivate alla Regione “in una fase molto avanzata” del percorso decisionale, e che la risoluzione serve a dare “maggiore forza e mandato politico” al presidente nel dialogo con SAV.

Corrado Jordan in Consiglio Valle
Le interpellanze rinviate e le accuse dell’opposizione
La scelta di partire da una risoluzione di maggioranza ha avuto un effetto immediato sull’ordine dei lavori: il Consiglio Valle ha respinto, con i 19 voti contrari della maggioranza e 14 a favore dell’opposizione la richiesta di inversione dell’ordine del giorno avanzata da Corrado Bellora, consigliere regionale della Lega, per discutere subito l’interrogazione sulla chiusura delle gallerie, rinviando così le tre iniziative ispettive dell’opposizione.
Bellora chiedeva al presidente se la Regione fosse stata informata per tempo dai propri rappresentanti nel CdA SAV sulla decisione di chiudere per 370 giorni le gallerie e, in caso contrario, perché non siano stati rispettati gli obblighi di informazione previsti dalla legge regionale sulle nomine negli Enti partecipati. Se invece l’informazione c’era, il consigliere domandava perché la Regione non abbia assunto per tempo iniziative per mitigare i disagi e informare i cittadini.
L’interpellanza di Alberto Zucchi di Fratelli d’Italia metteva a fuoco “il mancato esercizio di vigilanza, indirizzo e coordinamento” della Regione sulla partecipata, ricordando che già nel bilancio SAV 2024 gli interventi sulle gallerie risultano “oculatamente pianificati” e che nel 2024 il CdA aveva deliberato un percorso per arrivare all’affidamento dei lavori nei primi mesi del 2025. Da qui le domande su quando la Regione sia stata realmente informata, chi l’abbia rappresentata in Assemblea, quali indicazioni siano state date ai rappresentanti regionali e quali iniziative concrete siano state attivate prima del 14 aprile 2026, data indicata da Testolin come momento di ricezione della documentazione formale.
L’interpellanza di Fulvio Centoz del Partito Democratico insisteva invece sulle “soluzioni alternative” alla chiusura totale: il testo ricordava che SAV ha presentato lo stop di 384 giorni come “unica soluzione tecnicamente praticabile”, ma rileva che l’impatto su viabilità urbana, sicurezza, economia e turismo è enorme. Centoz chiedeva se la Giunta regionale sia stata informata con congruo anticipo sugli adeguamenti obbligatori, se la valutazione tecnica indipendente chiesta dalla Protezione civile possa essere affidata a un soggetto “davvero terzo” rispetto a SAV, quali obblighi di mitigazione dei disagi siano previsti dalla convenzione e se esista già un Piano organico di gestione del traffico alternativo condiviso con gli Enti locali.
Aurelio Marguerettaz: «le interrogazioni non bastano, serve un mandato politico»
In Aula, Corrado Bellora ha parlato di «tema essenziale per i valdostani», chiedendo di anteporre la discussione alla maggior parte degli altri punti all’ordine del giorno. Alberto Zucchi ha contestato il metodo, sostenendo che le iniziative dell’opposizione fossero pronte da tempo e meritassero di essere affrontate prima della nuova risoluzione della maggioranza.
Aurelio Marguerettaz, capogruppo UV, ha difeso la scelta opposta: secondo lui, le interrogazioni non consentono un vero dibattito, perché si limitano al “botta e risposta” tra singolo consigliere e Giunta, mentre la risoluzione permette a tutti di intervenire e di dare una direzione politica comune. Per la maggioranza, il “passo avanti” sta proprio nel coinvolgere l’Assemblea dei soci della concessionaria, così da verificare con i partner privati se esistono margini per intervenire su tempi e modalità dei lavori; da qui il rammarico per il fatto che le minoranze non abbiano voluto sottoscrivere il testo.

L’area ‘ex Sima’ a Pollein
La nuova riunione del COV
Venerdì 22 maggio 2026 si è riunito il Comitato operativo viabilità (COV) per analizzare gli impatti sulla circolazione legati alla prossima cantierizzazione del raccordo tra autostrada A5 e strada statale 27 e definire misure per ridurre le criticità, con un’attenzione particolare ai flussi di mezzi pesanti e all’accesso ai servizi essenziali, a partire dall’ospedale regionale. Nel corso dell’incontro è stata condivisa la necessità di attivare un Tavolo tecnico specifico che coinvolgerà Regione, Comuni interessati e gestori delle infrastrutture, chiamato a costruire scenari operativi e misure concrete per minimizzare l’impatto sulla viabilità.
Tra i temi affidati al Tavolo c’è anche la definizione di una strategia di comunicazione unitaria, per dare informazioni chiare e tempestive su chiusure, deviazioni e modifiche della circolazione. Particolare spazio è dedicato alla gestione del traffico pesante: in caso di afflussi significativi di camion potrà essere valutato l’uso dell’area ex Sima di Pollein come spazio di stoccaggio, sulla scorta di quanto già previsto dai piani invernali in caso di neve. Renzo Testolin ha spiegato che il tavolo servirà a monitorare in continuo gli effetti della chiusura del raccordo, valutando fasce orarie di transito più opportune per i mezzi pesanti, possibili percorsi alternativi per alleggerire la statale e l’interferenza con altri cantieri già in corso sulle viabilità interessate.
Nel Comitato è stato ricordato che entro fine mese è prevista la conclusione dei lavori alla Croix‑Noire, elemento che dovrebbe semplificare almeno in parte la circolazione nell’area cittadina. Si è anche evidenziata la necessità di rafforzare cartellonistica e informazione per indirizzare meglio i flussi veicolari e garantire in ogni scenario l’accessibilità all’ospedale regionale; per il cantiere in regione Saraillon, sono annunciate azioni per ridurne al minimo l’impatto sul traffico, con una riunione tecnico‑operativa già fissata per l’inizio della prossima settimana.

L’ingresso della galleria Côte de Sorreley
Il PD: “mesi di silenzio, ora a pagare saranno Aosta e i cittadini”
Nel giorno in cui il Comitato operativo viabilità annuncia il tavolo tecnico, il Partito Democratico ha diffuso una nota durissima contro la Giunta, parlando di “conseguenza di mesi di silenzio” e di una “gestione inefficace del ruolo di azionista pubblico” sulla vicenda delle gallerie di Côte de Sorreley e Signayes. Secondo il PD, i fatti sarebbero “documentati”: il via libera del Ministero delle Infrastrutture a SAV risale al 3 settembre 2025, mentre il 5 novembre 2025 il tema della chiusura totale viene discusso nel CdA della società alla presenza dei rappresentanti regionali, a fronte di un presidente della Regione che dichiara di aver avuto notizia della chiusura solo il 14 aprile 2026.
Per i democratici “sono trascorsi mesi tra la discussione nel CdA e la comunicazione al principale azionista pubblico”, mesi in cui si sarebbero potuti costruire piani alternativi, preparare imprese e sindaci e informare i cittadini. Da qui la domanda secca: “a cosa servono i rappresentanti regionali nel CdA di SAV se non riferiscono tempestivamente alla Giunta” su decisioni di questa portata, e la richiesta di chiarire se esista un piano organico di viabilità alternativa condiviso con i Comuni, se la concessione preveda obblighi di mitigazione del disagio e chi vigili concretamente sui rappresentanti regionali in società.
Il PD definisce la risoluzione di maggioranza, arrivata “a Consiglio quasi concluso”, come un atto che impegna il presidente “a fare ciò che avrebbe dovuto fare da mesi” e che quindi “non rappresenta una risposta politica credibile”, ma “l’ammissione di un grave ritardo”. Sul piano territoriale, il partito avverte che la chiusura del raccordo scaricherà sulla città di Aosta un flusso di traffico che la viabilità urbana non è in grado di assorbire senza pesanti ripercussioni, anche perché sul percorso alternativo sono già programmati cantieri con rischi di forte congestione. Per questo il PD chiede, “prima dell’11 giugno”, un piano di viabilità alternativa condiviso con Comune di Aosta ed Enti locali, un tavolo permanente Regione‑Comuni per tutta la durata dei lavori e una verifica immediata degli obblighi di mitigazione previsti dal contratto di concessione SAV, dichiarandosi “preoccupato ma determinato” a fare la propria parte al fianco dei territori.

Alberto Zucchi durante la conferenza stampa di Fratelli d’Italia
Fratelli d’Italia: «non è un fulmine a ciel sereno, fallimento politico di governo»
Sulla stessa linea critica si muove Fratelli d’Italia, che in una conferenza stampa ha parlato di «manifesta dichiarazione di fallimento politico» nella gestione delle grandi partite regionali, mettendo insieme il caso SAV, il nuovo ospedale, l’elettrificazione ferroviaria e il Casinò. Per il capogruppo Alberto Zucchi «non è credibile» che Regione e Comune di Aosta abbiano scoperto solo all’ultimo momento un intervento da 40 milioni con chiusura di 370 giorni su una direttrice strategica: con il 28,72 per cento del capitale SAV e tre rappresentanti nel CdA, «la narrazione del “non sapevamo” o “abbiamo saputo tardi” è politicamente inaccettabile».
Zucchi ha ricordato che gli interventi sono presenti nei bilanci 2024 della società e che l’iter autorizzativo è in corso da anni, con la documentazione inviata al Ministero già nel giugno 2023, e sostiene che la chiusura non nasce da una decisione improvvisa comunicata solo il 14 aprile attraverso la stampa, ma da un percorso «conosciuto, autorizzato, programmato e arrivato alla fase esecutiva». Da qui l’accusa diretta al presidente Testolin: o non ha rapporti con le partecipate «e quindi non fa il suo mestiere», oppure «mente sapendo di farlo» quando parla di scoperta tardiva.
FdI ha allargato poi la critica al sindaco di Aosta, ricordando il suo passato da dirigente regionale nel settore lavori pubblici e giudicando poco credibile che oggi «cada dal pero» indignandosi per una decisione di cui, secondo i meloniani, avrebbe dovuto cogliere per tempo la portata. Il vice presidente del Consiglio Massimo Lattanzi ha definito «imbarazzante» che l’Aula sia stata «trascinata dietro una risoluzione, un pezzo di carta da pesce», perché il presidente, in quanto legale rappresentante della Regione e azionista, «non ha bisogno di un mandato per andare in assemblea SAV» e la mossa della maggioranza sarebbe solo «un’operazione di copertura politica» che FdI «rispedisce al mittente».
Un contenzioso politico che si sposta in assemblea SAV
Al di là dei tecnicismi, lo scontro è su due piani: da un lato la necessità, riconosciuta da tutti, di adeguare le gallerie agli standard europei di sicurezza, che altrimenti verrebbero chiuse definitivamente, dall’altro il modo in cui la Regione ha esercitato (o meno) il proprio ruolo di socio e di regista della mobilità regionale. Le opposizioni hanno puntato il dito sulle tempistiche di informazione e sulla mancanza di una strategia preventiva; la maggioranza ha provato a ricompattare il fronte istituzionale chiedendo al Consiglio Valle un mandato politico per andare in assemblea SAV a trattare durata, fasi del cantiere e misure di mitigazione.
Il vero banco di prova sarà nella prossima adunanza, convocata il giorno precedente l’inizio dei lavori, quando la risoluzione verrà discussa e votata, e nella riunione dell’Assemblea SAV che la Giunta regionale sarà chiamata a sollecitare. Sarà lì che si vedrà se la richiesta di “valutare ogni ulteriore soluzione tecnica, organizzativa e temporale” rimarrà un impegno formale o produrrà revisioni concrete del cronoprogramma e della gestione dei flussi di traffico sul nodo più delicato dell’accesso ad Aosta.











