Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine sul terzo seggio “ballerino” del Consiglio Valle: l’appello di Cristina Machet e dell’Union Valdôtaine è stato respinto e la proclamazione di Andrea Campotaro è stata confermata, rendendo definitivo il terzo scranno di Alleanza Verdi e Sinistra – Rete Civica VdA.
Cosa ha deciso il Consiglio di Stato
La Quinta sezione, con sentenza sul ricorso 1393/2026, pubblicata giovedì 21 maggio 2026, ha respinto punto per punto l’impugnazione presentata da Machet e UV contro la decisione del TAR Valle d’Aosta n. 2/2026, che lo scorso gennaio aveva già ricalcolato i resti e assegnato il terzo seggio ad AVS – Rete Civica VdA.
I giudici amministrativi di secondo grado hanno ritenuto corretto l’operato del TAR sui due aspetti centrali:
- la validazione di due schede per AVS inizialmente annullate: in entrambi i casi la scheda riportava la croce sul simbolo della lista n. 1 AVS, mentre nelle preferenze comparivano nomi con piccoli errori o riferiti alle contemporanee comunali; per il Consiglio di Stato quelle irregolarità non cancellano la volontà di voto di lista né costituiscono segni di riconoscimento, alla luce del principio del favor voti;
- il rigetto del ricorso incidentale di UV su alcune schede annullate: la scritta “voto” accanto al riquadro della lista e la dicitura “No” sopra il simbolo di Fratelli d’Italia sono state confermate come segni di riconoscimento vietati, perché non trovano una giustificazione funzionale all’espressione del voto;
- per altre 11 schede, contestate in modo generico, i giudici hanno ritenuto sufficiente la motivazione contenuta nei verbali attraverso il rinvio alla norma applicata e il collocamento nel plico delle schede nulle.
Risultato: il resto di AVS resta fissato a 720 ed Andrea Campotaro rimane titolare del terzo seggio per l’intera legislatura.

Cristina Machet con Renzo Testolin nella prima riunione del Consiglio Valle della XVII legislatura
Dal «buon lavoro di breve durata» al mandato pieno
La decisione del Consiglio di Stato chiude così la vicenda politica e giudiziaria che si era aperta dopo le elezioni dell’8 settembre 2025 e che aveva avuto un primo passaggio lo scorso 11 febbraio, quando al momento della convalida in Aula di Campotaro, il capogruppo dell’Union Valdôtaine, Aurelio Margurettaz, annunciando il ricorso, marcando la distanza politica, gli aveva augurato «un buon lavoro nella speranza che sia di breve durata», confidando evidentemente in un ribaltamento in appello. La sentenza del Consiglio di Stato ha rovesciato quel pronostico: il seggio di AVS – Rete Civica VdA non è più “sub iudice” e il mandato del consigliere eletto entra a tutti gli effetti nella normalità istituzionale, con un equilibrio interno ai gruppi di opposizione che, salvo altri eventi, è destinato a restare quello attuale fino a fine legislatura.

I tre consiglieri regionali di AVS – Rete Civica VdA: Andrea Campotaro, Chiara Minelli ed Eugenio Torrione
Il peso politico della sentenza
Sul piano strettamente tecnico, la pronuncia conferma alcuni principi chiave del contenzioso elettorale:
- il voto di lista va salvaguardato ogni volta che la volontà dell’elettore è chiaramente desumibile, anche se le preferenze riportano errori materiali o confondono candidati delle comunali e delle regionali, purché non si trasformino in segni di riconoscimento;
- scritte aggiuntive prive di giustificazione (“voto”, “no”) e cancellature complesse restano elementi oggettivamente idonei a far riconoscere la scheda e quindi a determinarne la nullità;
- i verbali di sezione non devono descrivere in modo analitico ogni singola scheda nulla, essendo sufficiente il rinvio alla disposizione applicata e la corretta formazione del plico delle schede annullate, come previsto dalla legge elettorale valdostana.
Politicamente, la sentenza chiude uno dei fronti aperti tra Union Valdôtaine e AVS dopo il voto 2025, togliendo dal tavolo l’argomento del seggio “contestato” e consolidando la presenza del gruppo di sinistra con tre consiglieri. Per una maggioranza già attraversata dalle tensioni sul caso Testolin e sui limiti di mandato, significa anche che in Aula si conferma un’opposizione numericamente e politicamente più strutturata, con Andrea Campotaro che potrà rivendicare non solo il risultato elettorale, ma anche il sigillo definitivo del Consiglio di Stato.










