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Amministrazione giudiziaria per il Casinò di Saint‑Vincent, primo caso in Italia

Il Casino de la Vallée di Saint-Vincent

pubblicato giovedì 28 Maggio 26 • h. 10

realizzato da aostapresse.it

Amministrazione giudiziaria per il Casinò di Saint‑Vincent, primo caso in Italia

di aostapresse.it | Gio 28 Mag 26 • h. 10

Il Casino de la Vallée di Saint-Vincent

La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Torino ha disposto l’amministrazione giudiziaria del Casino de la Vallée di Saint‑Vincent, applicando l’articolo 34 del Codice antimafia alla Casa da gioco valdostana, considerata dagli inquirenti il perno di un articolato sistema di riciclaggio e corruzione già emerso nell’inchiesta che, nel dicembre scorso, aveva portato al sequestro di beni per circa 5 milioni di euro e all’iscrizione nel registro degli indagati di oltre trenta persone, compresi alcuni dipendenti della società.

Cosa prevede il provvedimento

Il decreto, eseguito dai militari del Comando territoriale della Guardia di finanza di Aosta, è stato richiesto dalla Procura della Repubblica di Torino, guidata da Giovanni Bombardieri. Si tratta, ha sottolineato, in una nota, giovedì 28 maggio 2026 lo stesso Comando territoriale di Aosta della Guardia di finanza, della prima applicazione dello strumento dell’amministrazione giudiziaria ad una Casa da gioco, qualificata come ambiente utilizzato per il riciclaggio di proventi illeciti e per lo scambio di valori funzionale ad accordi di natura criminosa.

L’amministrazione giudiziaria è una misura di prevenzione patrimoniale prevista dal Codice antimafia che consente al Tribunale di affiancare alla gestione dell’impresa uno o più amministratori nominati dall’autorità giudiziaria, con poteri di intervento sull’organizzazione e sui processi interni, senza bloccare l’attività economica. Nel caso del Casino de la Vallée, il Tribunale ha disposto un “tutoraggio” affidato a due amministratori giudiziari, Corrado Corradini e Ivano Berardi, per un periodo iniziale di un anno, ai quali sono attribuiti specifici poteri gestionali finalizzati a rimuovere le criticità individuate.

Il collegamento con l’inchiesta sul riciclaggio

La misura è definita dalla Guardia di finanza come la naturale prosecuzione delle indagini di polizia economico‑finanziaria del Nucleo di polizia economico‑finanziaria di Aosta, coordinate dalla Procura di Aosta diretta da Luca Ceccanti. L’inchiesta aveva messo in luce un sistema di false fatturazioni per operazioni inesistenti, che consentiva di creare “costi fittizi”, generare liquidità e veicolare i proventi verso la Casa da gioco di Saint‑Vincent per ripulirli attraverso il cambio in fiches o l’utilizzo diretto al tavolo verde, con il coinvolgimento di funzionari infedeli del Casinò.

Nel dicembre 2025 erano state eseguite perquisizioni in undici regioni (tra cui Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Toscana, Molise, Sicilia, Calabria, Liguria, Puglia, Campania e Lazio) e disposto il sequestro di denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili fino alla concorrenza di circa 5 milioni di euro. Gli indagati sono complessivamente 33, tra imprenditori, loro collaboratori, procacciatori di clienti e due dipendenti della Casa da gioco (Augusto Chasseur Vaser, 51 anni, che dirigeva l’ufficio cambi e fidi e Cristiano Sblendorio, alla guida dell’ufficio marketing) accusati a vario titolo di associazione a delinquere, riciclaggio, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio. I due funzionari “infedeli” sono stati nel frattempo licenziati dalla Casa da gioco.

Giovanni Bombardieri, procuratore capo del Tribunale di Torino

Giovanni Bombardieri, procuratore capo del Tribunale di Torino

La “colpa di organizzazione” contestata al Casinò

Secondo la Guardia di finanza, le condotte illecite contestate si sarebbero radicate all’interno della Casa da gioco approfittando di un’ingiustificata inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti. Pur non essendo direttamente coinvolti nei reati contestati, i soggetti apicali avrebbero colto molteplici segnali di allarme senza però adottare iniziative concrete, omettendo i doveri di controllo e di segnalazione imposti anche dalla normativa antiriciclaggio.

Per gli inquirenti questa condotta integra la cosiddetta “colpa di organizzazione”: il Casinò, pur avendo adottato sulla carta un modello organizzativo ai sensi del decreto legislativo 231/2001, non avrebbe in concreto dato attuazione alle regole cautelari previste per prevenire reati come riciclaggio e corruzione. Nel decreto il Tribunale parla di “situazioni tossiche” che avrebbero trasformato una Casa da gioco rinomata in un contesto “facilmente permeabile” ad attività illegali, ritenendo l’amministrazione giudiziaria la sola misura idonea a bonificare l’ente senza interromperne l’operatività. Secondo quanto emerge dagli atti, le audizioni di dipendenti, cassieri e vertici della Casa da gioco hanno mostrato un atteggiamento collaborativo, ma anche una sostanziale mancanza di conoscenza delle regole antiriciclaggio cui il Casinò è sottoposto: è proprio questa fragilità di sistema ad aver spinto gli inquirenti a chiedere l’applicazione della misura di prevenzione.

Che cos’è l’articolo 34 del Codice antimafia

L’articolo 34 del Codice antimafia disciplina “l’amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche e delle aziende”. Il Tribunale può applicarla quando emergono elementi che collegano l’attività d’impresa ad agevolazioni, anche solo colpose, di soggetti ritenuti pericolosi sul piano mafioso o comunque inseriti in contesti criminali, e quando il rischio di infiltrazione o strumentalizzazione è considerato serio ma non ancora tale da imporre il sequestro o la confisca.

La misura non blocca l’azienda, ma prevede la nomina di uno o più amministratori giudiziari che affiancano o, nei casi più gravi, sostituiscono gli organi sociali, con il compito di bonificare l’organizzazione e riportarla a condizioni di legalità. Di regola viene disposta per un periodo determinato, normalmente tra uno e due anni, e può essere prorogata o revocata in base agli esiti delle verifiche, delle relazioni degli amministratori giudiziari e dell’effettiva rimozione delle criticità.

Secondo la dottrina, l’amministrazione giudiziaria si colloca tra le misure più “chirurgiche” del sistema di prevenzione patrimoniale, perché consente di intervenire sulla governance e sui processi interni evitando, per quanto possibile, di compromettere l’occupazione e la continuità aziendale. Proprio per questo, nel caso della Casa da gioco di Saint‑Vincent, il provvedimento viene presentato come uno strumento volto a rimuovere le “situazioni tossiche” che avrebbero favorito riciclaggio e corruzione, mantenendo aperta una struttura considerata strategica per l’economia regionale.

Che cos’è la “colpa di organizzazione”

La “colpa di organizzazione” è la forma di colpevolezza che fonda la responsabilità da reato degli enti collettivi nel sistema del d.lgs. 231/2001. Non basta che un dirigente o un dipendente commetta un reato nell’interesse o a vantaggio della società: occorre dimostrare che l’ente non ha predisposto o attuato modelli organizzativi e sistemi di controllo idonei a prevenire proprio quel tipo di reato.

La giurisprudenza di Cassazione afferma che la colpa di organizzazione svolge, per l’ente, la stessa funzione che la colpa svolge per la persona fisica: è l’elemento che consente di rimproverare all’organizzazione una violazione “colpevole” di regole cautelari, come procedure, controlli interni, protocolli antiriciclaggio. Non è sufficiente la mera mancanza “formale” di un modello organizzativo, né la sola commissione del reato: l’accusa deve dimostrare quali specifiche carenze (mancato monitoraggio, segnalazioni non attivate, controlli sulla clientela inesistenti o inefficaci) abbiano reso possibile la condotta illecita.

Nel caso del Casinò di Saint‑Vincent, la Guardia di finanza parla di una società che, “almeno sulla carta”, si era dotata di procedure ex 231 ma di fatto avrebbe disatteso le regole cautelari, favorendo il radicarsi di fenomeni illeciti senza contrastarli. È proprio questa distanza tra modello teorico e attuazione concreta, unita alla passività degli apicali di fronte a plurimi “segnali d’allarme”, ad essere qualificata come colpa di organizzazione e a giustificare, sul versante delle misure di prevenzione, la scelta dell’amministrazione giudiziaria.

Una 'Avenger' della Guardia di Finanza di Aosta

Una ‘Avenger’ della Guardia di Finanza di Aosta

Proprietà e gestione del Casinò de la Vallée

La società che gestisce il Casinò di Saint‑Vincent è la Casino de la Vallée SpA, partecipata in modo quasi totalitario dalla Regione autonoma Valle d’Aosta, che detiene il 99,96 per cento del capitale, con una quota di minoranza in capo al Comune di Saint‑Vincent pari allo 0,04 per cento. L’assetto conferma il ruolo centrale dell’Ente pubblico regionale nella proprietà e nell’indirizzo strategico della Casa da gioco.

La governance è affidata a un amministratore unico, attualmente individuato in Rodolfo Buat, nominato dall’assemblea dei soci e in carica fino all’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2025, salvo decisioni diverse dei soci. L’organo monocratico gestisce l’ordinaria e la straordinaria amministrazione della società, fermo restando che, con il decreto del Tribunale di Torino, sulla gestione si innesta ora anche il “tutoraggio” degli amministratori giudiziari nominati ai sensi dell’articolo 34 del Codice antimafia.

Durata della misura e garanzie per gli indagati

L’amministrazione giudiziaria del Casinò di Saint‑Vincent avrà quindi una durata iniziale di un anno, periodo durante il quale i due amministratori giudiziari affiancheranno e, nei casi previsti, sostituiranno l’organo gestorio nell’adozione delle scelte organizzative ritenute necessarie per rafforzare i presidi di legalità e prevenire nuovi fenomeni illeciti. Per il 14 luglio è stata fissata l’udienza davanti alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Torino per discutere il decreto: in quella sede la società potrà chiedere la revoca della misura, mentre Corradini e Berardi dovranno esprimere una valutazione “circa l’atteggiamento assunto dalla Società dopo l’adozione del provvedimento”. Per il Codice antimafia, l’amministratore giudiziario deve anche relazionare periodicamente al Tribunale ed al pubblico ministero sullo stato dell’azienda e sull’efficacia degli interventi adottati.

Il Casinò: «piena collaborazione, attività regolari»

Nel primo pomeriggio è arrivata la presa di posizione della Casino de la Vallée SpA, che ha confermato la notifica del decreto del Tribunale di Torino ed ha chiarito la portata dell’amministrazione giudiziaria. La società ha precisato che i due professionisti nominati avranno compiti “di verifica, controllo e intervento con riferimento esclusivo all’applicazione della normativa antiriciclaggio” e che l’amministrazione giudiziaria “non è riferita alle attività amministrative e operative”, che restano in capo all’organo amministrativo con i poteri previsti da legge e Statuto.

Nella nota, l’amministrazione della Casa da gioco ha ricollegato esplicitamente la misura all’inchiesta sulle false fatturazioni di alcune aziende piemontesi resa nota a dicembre 2025, “fatti che hanno avuto riflessi nella Società per sospetta attività di riciclaggio e corruzione messe in atto a vario titolo da alcuni clienti, collaboratori e funzionari infedeli”, rivendicando di essersi già mossa nei mesi scorsi “in diverse iniziative di vigilanza e rafforzamento delle proprie strutture interne” annunciando la “più ampia collaborazione” con gli amministratori giudiziari, rassicurando infine dipendenti e clientela che le attività della Casa da gioco e dei servizi alberghieri “proseguono regolarmente”.

Adolfo Buat, amministratore unico della Casino de la Vallée SpA

Adolfo Buat, amministratore unico della Casino de la Vallée SpA

La Regione: misura «preventiva e risolutiva»

La Regione autonoma Valle d’Aosta, azionista quasi totalitaria della Casino de la Vallée, ha ricordato, con una sua nota, di aver ricevuto, insieme al Comune di Saint‑Vincent, il decreto del Tribunale in qualità di socio. Il comunicato ribadisce che i due amministratori giudiziari sono nominati per un anno con il compito di affiancare gli organi societari “lasciando il normale esercizio d’impresa in capo agli organi di amministrazione” e che il loro mandato riguarda la revisione del modello organizzativo ex d.lgs. 231/2001 e il rafforzamento dei presidi di controllo sulle operazioni rilevanti ai fini antiriciclaggio.

La Presidenza della Regione ha sottolineato come la misura sia qualificata dallo stesso Tribunale come iniziativa “preventiva e risolutiva piuttosto che repressiva”, volta a tutelare l’attività imprenditoriale e la sua trasparenza. Da qui l’auspicio che, grazie al lavoro dei professionisti nominati, la società possa “rapidamente individuare le criticità rilevate” ed implementare protocolli operativi adeguati in materia di antiriciclaggio e anticorruzione.

Lega e Renaissance: «Testolin venga a riferire in aula»

Molto più politico il registro del comunicato congiunto dei gruppi in Consiglio Valle di Lega e Renaissance Valdôtaine, che leggono l’amministrazione giudiziaria come “la conferma di quanto denunciato da mesi”. I due gruppi, in una nota congiunta, hanno ricordato in sequenza il question time del 15 dicembre 2025, presentato il giorno stesso dei sequestri, per contestare le dichiarazioni dell’amministratore unico Rodolfo Buat sulla costituzione di parte civile della società (“clamorose” e “fuori luogo”, a loro giudizio, visto il rischio di responsabilità amministrativa dell’ente); l’interpellanza dell’11 febbraio sul ruolo dei porteurs, con l’avvertimento che la Casa da gioco stava “riprendendo strade che sembravano abbandonate”; e quella del 25 febbraio sul contestato avviso interno “porta un amico”, con i buoni spesa da 150 euro per i dipendenti che segnalavano candidati da assumere.

In tutte queste occasioni, accusano Lega e Renaissance, il presidente della Regione Renzo Testolin avrebbe minimizzato, limitandosi a ribadire l’esistenza di sistemi di controllo “volti a prevenire violazioni della normativa antiriciclaggio”. Il decreto del Tribunale, definito “di straordinaria gravità istituzionale” perché prima amministrazione giudiziaria mai disposta su una Casa da gioco in Italia, per l’opposizione “chiude il cerchio” e rende impossibile continuare a parlare di “rassicurazioni” e “gestione responsabile”.

Per questo i due gruppi chiedono che Testolin venga a riferire in Consiglio regionale “su quanto accaduto, sullo stato delle indagini per la parte che riguarda la Regione in qualità di titolare della concessione e azionista, sulle decisioni che intende adottare per tutelare l’interesse pubblico e sulla continuità occupazionale dei lavoratori del Casinò”, che definiscono “estranei alle condotte oggetto di indagine”, concludendo che “la Valle d’Aosta merita risposte chiare, non un altro rinvio”.

articolo modificato dopo la pubblicazione iniziale