Il Comune di Aosta ha annunciato lunedì 11 maggio 2026 l’avvio di “una fase esplorativa” per costruire un Piano strutturato di gestione “dell’avifauna urbana”, in parole povere, i piccioni. Il punto di partenza è stato un sopralluogo nel Quartiere Cogne lo scorso 13 febbraio, effettuato con Arer ed un esperto del settore, e le misure allo studio comprendono dissuasori nelle aree più critiche, sterilizzazione delle colonie e rafforzamento della pulizia. Ma prima ancora di qualsiasi intervento tecnico, c’è un problema culturale da affrontare: smettere di dar loro da mangiare.
Un piano che aggiorna uno studio del 2004
L’assessore alla pianificazione Luca Tonino ha descritto l’approccio come «diverso rispetto al passato»: «ci stiamo orientando su un lavoro strutturato, verifiche puntuali e una programmazione che consideri decoro urbano, qualità della vita e sostenibilità degli interventi». Il riferimento è anche allo studio realizzato nel 2004, l’ultimo censimento organico della presenza dei colombi in città: vent’anni di distanza sono tanti, e il quadro conoscitivo va aggiornato prima di intervenire in modo efficace.
Non è la prima volta che la questione emerge, e non è un problema esclusivo di Aosta. Torino, Milano, Bologna, Venezia e decine di altri comuni italiani gestiscono da anni popolazioni di colombi con risultati alterni, ricorrendo a combinazioni di dissuasori fisici, reti, sistemi elettrostatici, sterilizzazione farmacologica e, nelle situazioni più critiche, colombaie comunali gestite direttamente. La LIPU, in un documento di riferimento per la gestione urbana dei piccioni, indica come metodi più efficaci la riduzione dei siti di nidificazione, la gestione delle uova e la sterilizzazione, sconsigliando esplicitamente catture e abbattimenti.

Un terrazzo sotto i portici dell’Hôtel de Ville di Aosta con un dissuasore per piccioni
L’ordinanza del 2007 è ancora in vigore
A chi non lo sapesse, o facesse finta di non saperlo, il Comune ricorda che è vietato dare cibo ai colombi su tutto il territorio comunale, in qualsiasi area pubblica o privata. L’ordinanza del sindaco n. 325 del 1° agosto 2007 è ancora pienamente in vigore e prevede sanzioni da 25 a 150 euro per chi nutre i piccioni e da 50 a 300 euro per i proprietari di immobili abbandonati che non provvedono alla chiusura degli accessi utilizzati per la nidificazione.
Dar loro da mangiare non è un gesto di gentilezza
C’è chi lo fa per abitudine, chi per senso di compassione. Ma nutrire i piccioni in città non è un favore che si fa agli animali, è esattamente il contrario. I piccioni sono animali sinantropici, perfettamente adattati all’ambiente urbano: trovano cibo autonomamente tra rifiuti, scarti alimentari, semi e insetti. Offrire loro pane, cracker o briciole di cibo industriale, ricchi di sale, zuccheri e additivi, altera la loro dieta naturale, provoca carenze vitaminiche e problemi digestivi, e a lungo andare impoverisce le loro capacità cognitive di ricerca del cibo.
Sul piano ecologico, il danno è altrettanto chiaro: la disponibilità artificiale di cibo altera l’equilibrio biologico della specie, favorisce una proliferazione innaturale e aumenta il sovraffollamento, che a sua volta facilita la trasmissione di patologie tra gli esemplari. In altre parole: chi dà da mangiare ai piccioni pensando di aiutarli sta in realtà contribuendo al problema che poi lamenta, escrementi, degrado degli edifici, rischi igienico-sanitari.
Il Piano che il Comune si appresta a costruire potrà funzionare solo se accompagnato dalla collaborazione dei cittadini: segnalare posatoi, siti di nidificazione e depositi di escrementi, e soprattutto smettere di alimentare volontariamente colonie che si vorrebbero contenere.











