L'inaugurazione del monumento aostano dedicato alle vittime delle foibe

Daria Pulz critica sul monumento per le vittime delle foibe: «Aosta, città medaglia d’oro della Resistenza, si piega alla retorica velenosa del Giorno del Ricordo»





«Lunedì 10 febbraio, ad Aosta, l’Amministrazione del capoluogo regionale ha posato un cippo commemorativo in onore dei “martiri” delle foibe, noncurante, anzi, diremmo compiaciuta del fatto che l’iniziativa sia del consigliere comunale di Casapound, che raccoglie il testimone dall’ex collega Andrea Manfrin, talmente compreso nella solenne impresa da avere egli stesso provveduto all’acquisto del manufatto».
Così la consigliera di ADU-VdA Daria Pulz commenta la cerimonia che nella mattina di lunedì 10 febbraio, si è svolta nei giardini di corso XXVI febbraio: «oggi alla foiba di Basovizza Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Maurizio Gasparri si presentano senza imbarazzo tra bandiere repubblichine e labari della X Mas, simboli immancabili, in quel luogo, ogni 10 febbraio».

«Come per i 15 anni precedenti – continua la consigliera – oggi assistiamo a un vero e proprio “sdoganamento” degli argomenti e dell’ideologia delle vecchie e nuove destre nell’ufficialità istituzionale contornata da narrazioni squinternate e odiose, ricostruzioni storiche infondate e leggende metropolitane. La data del 10 febbraio ricorda il giorno della firma del Trattato di pace che dettò dure condizioni alle ex-potenze dell’Asse, Italia compresa; è una data che non dovrebbe portare con sé macchie di revanchismo e nostalgie varie, ma tant’è. Da quando, nel 2005, è stato istituito il Giorno del Ricordo appare evidente la strategia di manipolazione degli eventi storici che si intendono commemorare in modo ufficiale, la ricorrenza è stata di fatto imposta dalle forze politiche di destra in risposta alla Giornata della Memoria e da questa discutibile genesi si può facilmente desumere di fronte a quale retorica ci troviamo immancabilmente ogni 10 febbraio. Le destre post fasciste hanno bisogno di una “loro” narrazione nella quale il collaborazionismo diventa “eroismo” o “martirio” e nella quale scompaiono i crimini di guerra italiani nei Balcani».

Secondo la consigliera, «così il ricordo diventa il modo per riabilitare di fatto il regime nazifascista in nome della “italianità” e per condannare in blocco il Fronte di Liberazione del Popolo Sloveno in nome di una stucchevole retorica anticomunista. Eppure molto altro ci sarebbe da dire sull’esodo istriano, fiumano e dalmata. Persone che lasciarono per sempre i loro averi pensando che sarebbero stati via forse qualche mese, ma che dopo avrebbero potuto fare ritorno alle loro abitazioni, cittadini di Zara mandati nei villaggi dell’Appennino umbro-marchigiano, pescatori del Quarnaro mandati a morire di crepacuore nelle nebbie della Padania, contadini dell’Istria spediti a fare i coloni vicino ad Alghero… Uomini e donne spediti come pacchi da un capo all’altro d’Italia, come oggi vengono spediti i richiedenti asilo, esseri umani rigettati ai margini mentre si moltiplicano commemorazioni e Giornate per ricordare».

«ADU VdA – conclude la consigliera Daria Pulz – intende condannare la totale e cinica ipocrisia di queste e altre operazioni falsificatorie e stigmatizzare la partecipazione irresponsabile delle Istituzioni a momenti di spregio della memoria storica, la nostra ferma presa di distanza valga soprattutto come segno di rispetto per tutte le vittime le cui storie tragiche vengono manipolate e strumentalizzate per bassi fini propagandistici».

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