Giorgio Galli, responsabile della comunicazione dell'Azienda Usl e Chiara Galotto, dirigente del presidio ospedaliero

L’Usl chiede trenta euro di ticket sanitario ai genitori di Valentina Chapellu, deceduta a 17 mesi per un’infezione respiratoria non diagnosticata





“Con riferimento alle prestazioni specialistiche effettuate in data 11 febbraio 2020 presso il Pronto soccorso di questo ospedale a favore di Valentina Chapellu, si comunica che dagli accertamenti eseguiti non risulta tuttura pagata la quota fissa di 25 euro”.

Inizia così la lettera della Direzione medica di presidio ospedaliero dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta, firmata dalla dirigente Chiara Galotto, che chiede alla famiglia della bimba di 17 mesi, deceduta all’ospedale “Regina Margherita” di Torino il 18 febbraio scorso, a causa di un’infezione respiratoria, il pagamento del ticket “in base a quanto disposto dalla legge 27 dicembre 2006, n° 296 (legge finanziaria 2007)”.

Anzi, oltre ai 25 euro, “al predetto importo – si legge ancora – deve essere addizionata la somma di 5 euro per i diritti di segretaria. Il totale complessivo da versare, pertanto, è di trenta euro” che “va effettuato a nome di chi ha effettivamente fruito della prestazione” ed “entro 15 giorni dalla data di ricevimento della presente, pena il ricorso alle vie legali per il recupero del credito”.

«Fino ad ora non ho mai pubblicato o commentato nulla sulla tragedia che ha colpito la mia famiglia nel mese di febbraio – ha scritto su “Facebook” Yves Chapellu, padre della sfortunata bimba – ma oggi mi sento in dovere di farlo, poichè il fatto mi ha particolarmente toccato ed alterato».

«Il 17 febbraio mia figlia di un anno e mezzo è venuta a mancare dopo essere stata cinque giorni in coma – ricorda – a partire da metà gennaio era stata portata al Pronto soccorso diverse volte, tra cui la sera dell’11 febbraio, a causa di febbre alta e malessere generale che persistevano, senza aver mai ricevuto visite più approfondite o un ricovero ospedaliero. Nella serata del 12 febbraio la bambina ha avuto un arresto respiratorio, è stata trasportata all’ospedale “Beauregard” dal “118” e poco dopo è andata in coma, fino al triste epilogo di qualche giorno dopo».

«Ora sono in corso delle indagini per capire se ci sono, o meno, delle responsabilità da parte dell’azienda sanitaria – continua Yves Chapellu, evidenziando l’indagine in corso per omicidio colposo che coinvolge i pediatri Marco Aicardi, Catherine Bertone, Adriana Bobbio e Manuela Ciocchini – trovo però alquanto vergognoso e disgustoso ricevere oggi un sollecito per il mancato pagamento del ticket sanitario per l’accesso al Pronto soccorso dell’11 febbraio: la bambina stava male ma è stata dimessa prescrivendoci l’aerosol. Circa 24 ore dopo quell’accesso la nostra bambina è andata in coma e non si è più svegliata… Voglio sottolineare che il ticket sanitario è stato emesso in “codice bianco” ed a distanza di un giorno Valentina si è trovata in coma, altro che “codice bianco”!».

«Sono basito che l’Azienda Usl, oltre ad aver evidenziato la piena fiducia nell’operato dei sanitari coinvolti, abbia consentito l’invio di questo sollecito – conclude il padre di Valentina Chapellu – e io dovrei pagare 30 euro di ticket per aver portato mia figlia al Pronto soccorso, sentendomi dire che era solo influenza, ed averla poi riportata a casa ridotta a cenere dentro un contenitore?».

Lo scorso febbraio proprio la Direzione di presidio ospedaliero insieme al commissario dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta, Angelo Pescarmona, annunciando l’apertura di un’inchiesta interna, avevano pubblicamente espresso alla famiglia le loro “più sentite e sincere condoglianze”.

(aggiornamento) Nella giornata di lunedì 8 maggio, l’Azienda Usl della Valle d’Aosta ha diffuso la lettera di scuse inviata dalla Direzione generale alla famiglia Chapellu: «abbiamo preso atto della vostra legittima lamentela apparsa sui social e sui quotidiani conseguente al ricevimento di un sollecito di pagamento del ticket di Pronto soccorso – ha scritto Pescarmona – Si tratta purtroppo di una procedura standard della quale gli operatori aziendali non erano a conoscenza di tutte le informazioni necessarie a definirne l’inopportunità. Va da sé che la richiesta sarà annullata. A nome dell’intera Direzione vi porgo le mie più profonde scuse per l’accaduto ed esprimo la mia più sincera vicinanza per la perdita della piccola Valentina».

Fonti: profilo “Facebook” di Yves Chapellu ed Ufficio stampa Azienda Usl della Valle d’Aosta
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