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Chi sapeva delle gallerie, e quando? Ad Aosta la domanda rimane senza risposta

pubblicato mercoledì 29 Aprile 26 • h. 15

realizzato da aostapresse.it

Chi sapeva delle gallerie, e quando? Ad Aosta la domanda rimane senza risposta

di aostapresse.it | Mer 29 Apr 26 • h. 15

Il sindaco di Aosta, Raffaele Rocco, in Consiglio comunale

Giovedì 11 giugno 2026 si avvicina, e con lui lo spettro della chiusura delle gallerie “Côte de Sorreley” e “Signayes”, le due gallerie del raccordo autostradale tra A5 e strada statale 27 del Gran San Bernardo che ogni anno smistano circa 1,8 milioni di veicoli, di cui 70mila mezzi pesanti. Il Consiglio comunale di Aosta si è riunito martedì 28 aprile per discutere la questione, e l’esito è stato una spaccatura netta: l’ordine del giorno approvato dalla sola maggioranza, la minoranza che ha votato contro, e una domanda rimasta senza riposta: chi sapeva, e quando?

Cosa chiede l’ordine del giorno approvato

Il documento, presentato dai capigruppo di maggioranza ed approvato senza i voti dell’opposizione, impegna la Giunta regionale “anche in qualità di socio della società concessionaria SAV”, a farsi parte attiva affinché vengano valutate soluzioni cantieristiche alternative che riducano al minimo l’impatto sulla collettività.
Gli indirizzi specifici indicati sono:

  • lavorazioni prevalentemente notturne, per limitare l’impatto diurno sul traffico;
  • chiusure totali brevi, programmate e comunicate con congruo anticipo;
  • cronoprogramma chiaro e pubblico degli interventi;
  • parere tecnico indipendente da parte di un ente terzo qualificato (un Politecnico o istituto universitario) per attestare l’effettiva impossibilità di evitare le chiusure totali, anche a fronte di soluzioni più costose;
  • tavolo di confronto con enti locali, categorie economiche e soggetti interessati.

Il documento chiede inoltre di trasmettere l’atto alla Giunta regionale, ai parlamentari del territorio, alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero delle infrastrutture, “affinché la problematica venga valutata con la dovuta attenzione anche a livello nazionale”. Analoghi ordini del giorno erano già stati approvati da altri Comuni del territorio.

L’emendamento bocciato: la domanda sul «chi sapeva»

Il nodo politico vero è un altro. L’opposizione, Lega, Renaissance Valdôtaine, Fratelli d’Italia, AVS – Reti Civiche VdA e Gruppo Misto, aveva presentato un emendamento che chiedeva esplicitamente alla Regione e alla SAV di chiarire le modalità e le tempistiche con cui le informazioni sulle chiusure erano state condivise con gli Enti locali, e di garantire un coinvolgimento preventivo strutturato per il futuro. La proposta non è stata accolta.

Nella nota congiunta diffusa in serata, i gruppi di minoranza hanno denunciato il fatto che “la maggioranza ha scelto di dare priorità agli equilibri politici regionali piuttosto che alla chiarezza verso i propri cittadini. Non hanno accettato alcun emendamento sostanziale per non disturbare i vertici regionali”.

La galleria 'Côte de Sorreley' su raccordo tra A5 e ss27

La galleria ‘Côte de Sorreley’ su raccordo tra A5 e ss27

Il sindaco Raffaele Rocco: «SAV non ci ha ancora dato i dati»

Il sindaco Raffaele Rocco ha aperto il dibattito con un intervento centrato sulle misure compensative già in campo, ammettendo però che il quadro informativo è ancora incompleto: «stiamo aspettando le risposte che arriveranno da SAV – ha raccontato il sindaco – ed ovviamente, una volta avute, si valuterà il contenuto di quello che ci verrà presentato. La SAV non ci ha ancora fatto avere tutti i dati in modo puntuale e orario così come sono stati richiesti». Sul fronte della mitigazione: «se necessario, ci sarà anche il dover posticipare l’apertura del cantiere su via Roma. Mentre per quanto riguarda Saraillon, abbiamo già avviato il confronto con l’impresa per cercare di velocizzare e fluidificare il più possibile la transitabilità». Sull’Arco di Augusto, che l’opposizione chiedeva di riaprire temporaneamente al traffico, la risposta è stata netta: i.

Giovanni Girardini: «non si muove foglia che Testolin non voglia»

Il nodo politico vero è emerso nella replica di Giovanni Girardini (Renaissance Valdôtaine), che ha spostato il dibattito dal piano tecnico a quello politico con una franchezza che non ha lasciato spazio all’ambiguità. «Non ci credo. Non ci credo che questo problema ci colga totalmente impreparati e caduti dal pero. Uno: non c’è foglia che si muova in regione senza la volontà del presidente Renzo Testolin, che non mi sembra uno che delega. Sa tutto». Poi i nomi: «la SAV ha due rappresentanti della Regione nel Consiglio di amministrazione: la dottoressa Martina Biava e il dottor David Follien. Cosa hanno fatto? Prendono settemila euro di gettone, dov’erano? Non ci credo che la SAV abbia capito ieri che i lavori andavano fatti e che i rappresentanti della Regione in CdA non abbiano mai comunicato alla Giunta che c’era un problema». Girardini ha anche evocato scenari futuri: «speriamo di aspettare 36 di anni per il nuovo ospedale, perché se il cantiere aprisse mentre sono chiuse le gallerie di Sorreley e di Arpuilles, viene fuori un putiferio».

Giuseppe Cipollone: «tre scenari, uno è più grave degli altri»

Giuseppe Cipollone (Fratelli d’Italia) ha scelto il registro del ragionamento per esclusione, citando Ennio Flaiano: «la situazione è grave ma non seria. Questo è lo specchio della vicenda». Ha poi elencato tre scenari: il primo, che SAV non abbia comunicato nulla alla Regione, «lo verificheremo con accessi agli atti, ma sarebbe lo scenario più grave: una partecipata totalmente fuori controllo»; il secondo, che il presidente Testolin sapesse e non lo abbia detto al sindaco di Aosta; il terzo, che il sindaco stesso ne fosse in qualche modo consapevole. «Manca l’elefante in mezzo alla stanza – ha aggiunto Cipollone – parliamo di un appalto da 40 milioni di euro, con una chiusura di un anno, basato su una direttiva europea del 2006. È abbastanza inverosimile che questo non fosse sul tavolo del CdA».
La domanda diretta al sindaco, «lo sapeva sì o no?», è rimasta senza risposta: Rocco aveva lasciato l’aula nel momento cruciale del dibattito: «dov’è il sindaco? Si è evaporato come un ectoplasma».

Katya Foletto: «e la mobilità alternativa dove sta?»

Katya Foletto (AVS – Reti Civiche VdA) ha aggiunto un elemento rimasto fuori dal testo dell’ordine del giorno: «SAV sul suo sito racconta con entusiasmo l’intervento predisposto e descrive qual è il tipo di sicurezza che ci sarà dopo. C’è tutto un progetto di comunicazione espresso pubblicamente. Appare veramente poco comprensibile che nessuno ne sapesse nulla». Foletto ha poi spostato l’attenzione su un punto pratico che il documento della maggioranza non affronta: «nell’ordine del giorno non c’è nessun accenno a una mobilità di tipo alternativo. Ok, se la chiusura non si evita, come è probabile, come ci muoviamo? Se pensiamo che si riversino sulla città 250 auto in più nelle ore di punta, con il trasporto pesante e da settembre anche gli studenti, diventerà poco sostenibile».

La consigliera Sylvie Spirli in Consiglio comunale ad Aosta

La consigliera Sylvie Spirli in Consiglio comunale ad Aosta

Sylvie Spirli: «finalmente un sindaco che ha alzato la voce»

Un riconoscimento al sindaco Rocco è arrivato dalla consigliera Sylvie Spirli (Lega), che pur non risparmiando critiche all’approccio della maggioranza ha voluto segnalare una discontinuità: «per la prima volta da quando sono in quest’aula, cinque anni e mezzo, ho visto un sindaco che finalmente ha alzato la voce. Non ha detto “sì, padrone” come i suoi predecessori. Ha detto: a noi questo provvedimento non piace, trovate soluzioni alternative». Sul merito della chiusura però Spirli condivide le preoccupazioni dell’opposizione: «con la chiusura della galleria ci sarà in contemporanea anche la solita chiusura del tunnel del Monte Bianco. I mezzi pesanti faranno il giro dell’oca e andranno su via Roma che è già congestionata nelle ore di punta».

Luca Tonino: «la concessione la rilascia un Ministero, non il Comune»

L’assessore all’urbanistica Luca Tonino ha preso la parola per difendere la posizione della maggioranza su più fronti, con un intervento tra i più strutturati del pomeriggio. Il punto di partenza: la catena delle responsabilità non inizia né dal Comune né dalla Regione. «Le concessioni autostradali non le rilascia il Comune di Aosta, le rilascia un Ministero. Quel Ministero, a fronte di un’infrazione europea, avrebbe potuto e dovuto scrivere ai 74 Comuni interessati avvisandoli che quella situazione non era di facile risoluzione». Una freccia diretta a Roma, che però l’opposizione ha letto come un tentativo di deviare il dibattito.

Sul merito della comunicazione interna, Tonino ha escluso la malafede: «quando diciamo che non lo sapevamo, non lo diciamo per strumentalizzare politicamente. Al primo incontro con SAV avevamo già espresso riserve con chiarezza, e il giorno successivo la Protezione civile ha formalmente chiesto uno studio tecnico indipendente per verificare se la chiusura totale fosse l’unica soluzione possibile. Questo non è stare fermi, è agire». Ha poi rivendicato la coerenza dell’ordine del giorno: «il testo che abbiamo portato in aula non è un esercizio di stile. Chiede un parere tecnico di un ente terzo qualificato, un Politecnico, che attesti l’effettiva impossibilità di alternative. Significa non fidarsi della sola parola della concessionaria».

Sull’emendamento proposto dalla minoranza, quello che chiedeva di fare luce su chi sapeva e quando, Tonino ha riconosciuto la legittimità della domanda ma ne ha contestato la sede: «capisco la richiesta politica, ma inserirla nell’ordine del giorno significa trasformare un atto che deve lavorare sul futuro in uno strumento di regolamento dei conti sul passato. Non è il momento giusto». Una posizione che Girardini ha smontato puntualmente: «assessore Tonino, con tutto il rispetto, sa benissimo che senza quella chiarezza il futuro sarà identico al passato. Il problema non è il tono, è che non vogliamo rispondere alla domanda».

L’intervento di Tonino si è concluso sul tema della governance della SAV, dove ha ammesso che il sistema di partecipazione regionale nelle società concessionarie merita una riflessione: «è giusto porsi la domanda su come funziona il flusso informativo tra i rappresentanti regionali nei CdA e le Istituzioni. Ma questa è una discussione che va fatta nelle sedi competenti, non risolta in un ordine del giorno». Girardini, che aveva già citato per nome i consiglieri di amministrazione espressione della Regione in SAV, non ha lasciato passare la chiosa: «le sedi competenti. Capito. Quindi nemmeno il Consiglio comunale è la sede competente per sapere chi non ci ha avvisato. Benissimo».

Luca Tonino, assessore all'urbanistica di Aosta, in Consiglio comunale

Luca Tonino, assessore all’urbanistica di Aosta, in Consiglio comunale

L’emendamento bocciato e il voto finale

L’opposizione aveva proposto di integrare l’ordine del giorno con la richiesta esplicita alla Regione e alla SAV di chiarire le modalità e le tempistiche con cui le informazioni sulle chiusure erano state condivise con gli Enti locali. La proposta non è stata accolta. L’assessore ai lavori pubblici Corrado Cometto ha chiesto una breve sospensione per concordare almeno la rimozione dal testo della richiesta dello studio tecnico, già avviato dalla Protezione civile il giorno precedente all’approvazione, ma la sospensione non è avvenuta. La minoranza ha espresso voto contrario all’ordine del giorno nel testo definitivo. A Quart, nello stesso giorno, un ordine del giorno analogo veniva approvato all’unanimità.

Quart fa l’unanimità, Aosta no

In controluce, colpisce il confronto con quanto è accaduto lo stesso giorno a Quart, dove il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una risoluzione proposta dal sindaco Fabrizio Bertholin che impegna a intraprendere interlocuzioni con l’assessore regionale competente e il presidente della regione, chiedendo un tavolo di confronto con Enti locali e categorie economiche, sollecitando soluzioni cantieristiche alternative e richiedendo la trasmissione agli stessi destinatari nazionali indicati da Aosta.

Stesso tema, stessa urgenza, risultato diverso: unanimità in un Comune piccolo, spaccatura nel capoluogo. Il segnale che la questione delle gallerie rischia di diventare anche una questione politica, tra logiche di schieramento regionale e interessi dei cittadini, è già nell’aria.