Alcuni scolari dell'Istituzione 'San Francesco' di Aosta che si sono ritrovati l'ultimo giorno di scuola

Chantal Certan annuncia, nel suo messaggio di fine anno scolastico, il ritorno «a settembre, sui banchi di scuola». Dal 17 giugno 930 studenti impegnati nella “maturità”





«È un fine anno insolito, sicuramente unico, quello che viviamo quest’anno. Come insolito è stato il percorso scolastico che ha caratterizzato gli ultimi quattro mesi di “scuola”, inseriti in un momento storico, sociale e culturale senza precedenti».
Mette la parola “scuola” tra virgolette Chantal Certan, assessora regionale all’istruzione, Università, ricerca e politiche giovanili, nel suo messaggio di fine anno scolastico, diffuso nella giornata di venerdì 12 giugno, giorno in cui le diverse Istituzioni scolastiche valdostane, cinque giorni dopo dal resto d’Italia, hanno terminato le video lezioni ed iniziato gli scrutini, anche se sarà difficile vedere alunni bocciati, visto che la linea scelta dalla ministra all’istruzione Lucia Azzolina è stata quella di promuovere tutti e di recuperare i “debiti scolastici” nell’anno successivo.

«La storia vera di quello che è ed è stato il “coronavirus” non è ancora stata scritta – sottolinea la Certan – ma in questo periodo, connotato da continue e frequenti incertezze, una cosa è sicura: la scuola ha dovuto rinunciare al suo ruolo principale, quello di essere un luogo sicuro per i nostri ragazzi e le loro famiglie, un luogo aggregante e di confronto per le giovani generazioni. Personalmente, ho vissuto con difficoltà questa rinuncia e mi sono spesa, a più riprese, per il ritorno in classe, pensando ovviamente che dovesse avvenire in sicurezza, per studenti, insegnanti e personale scolastico, perché credo da sempre nella forza della scuola, come momento sociale e relazionale di crescita irrinunciabile».

«Così non è stato – ammette l’assessora all’istruzione – è mancata quella decisione che doveva, come peraltro è avvenuto in tutto il resto del mondo, tener conto in primo luogo delle esigenze dei minori e dell’organizzazione della scuola, ente formatore per eccellenza, prima di far ripartire l’economia. Come si può affrontare la ripresa del sistema economico di un paese senza pensare, prima, ai bambini e ai ragazzi, caricando le famiglie di un ulteriore peso, anche nel momento della ripartenza? Sicuramente la “didattica a distanza” (“Dad”, n.d.r.) è stata in questi mesi uno strumento utile, ma non rappresenta l’essenza del ruolo educativo. La “DaD” non è infatti sufficiente a coprire l’esigenza di istruzione necessaria per la crescita di un individuo e per il suo progressivo inserimento nel contesto sociale dei “grandi”. La “DaD” è stata inoltre un impegno e una responsabilità per le famiglie e per gli studenti. Credo quindi che in questo momento di riflessione di fine anno scolastico sia importante ringraziare tutti i genitori che hanno svolto una funzione importante in questi mesi, perché di fatto a loro è stato assegnato anche quel ruolo educativo e di sostegno, soprattutto per i più piccoli, che normalmente spetta agli insegnanti, che, a loro volta, hanno dovuto ritagliarsi un profilo diverso nel contesto della didattica a distanza».

«La scuola si è spostata nelle case e lì ha dovuto trovare una sua nuova dimensione, per il tramite delle famiglie – continua Chantal Certan – a queste famiglie voglio quindi rivolgermi, in particolare, in questa fine anno scolastico, per condividere con loro quanto questo momento storico, così impattante e inaspettato, abbia lasciato a tutti noi come esperienza. Per noi, mondo della scuola e dell’educazione, credo l’insegnamento sia stato soprattutto quello di capire e di percepire che lo “spazio scuola” sia uno dei tasselli fondamentali della nostra società, del suo sviluppo, della sua sopravvivenza e della sua evoluzione. Uno spazio che necessita del contributo e della presenza di tutti, per il quale dobbiamo impegnarci affinché torni ad essere luogo sicuro per i nostri ragazzi e per tutti coloro che al suo interno operano e lavorano al percorso educativo delle giovani generazioni».

«Il mio pensiero finale va, soprattutto, ai bambini di classe prima – conclude l’assessora, laureata in pedagogia, che prima dell’impegno politico svolgeva la professione di insegnante presso l’Istituzione scolastica “Mont-Emilius 2” di Quart – molti dei quali avevano iniziato con tanto investimento e gioia ad imparare a leggere e a scrivere e che, a marzo, hanno dovuto abbandonare anche con senso di frustrazione questo momento di apprendimento e relazionale con i compagni. Un pensiero va anche ai ragazzi delle scuole medie e ai maturandi che dovranno affrontare l’esame che li condurrà ad un altro capitolo di vita. Per voi, più che per altri ragazzi, è stato un anno scolastico particolare che vi ha visti e vi vedrà dover contare in modo particolare sul vostro senso di responsabilità e sulla vostra capacità organizzativa. È un momento di “scuola di vita” nella quotidianità della vita scolastica. L’augurio è che da tutto questo possiate trarne insegnamento e che questa parentesi vi rinforzi e vi faccia avere più fiducia ancora nelle vostre capacità, competenze ed energie. A tutti gli studenti, gli insegnanti e i genitori, auguro una buona e serena estate. Arrivederci, a settembre, sui banchi di scuola».

Al mondo della scuola si rivolge anche Manuela Nasso, consigliera regionale del “Movimento 5 stelle”, partito che esprime la ministra Azzolina: «il 4 marzo 2020 non potevamo di certo immaginare che sarebbe stato l’ultimo giorno di scuola vero e proprio di questo strano anno. Scrivo queste righe con un po’ di emozione – si legge in un post su “Facebook” – Insegnanti, bambini e ragazzi, genitori, erano tutti ignari di cosa sarebbe successo e non hanno nemmeno fatto in tempo a salutarsi come si deve. Immagino le pareti delle aule con i cartelloni, il portapenne sempre mezzo vuoto sulla cattedra, fogli svolazzanti quà e là (sic!, n.d.r.), le piante per gli esperimenti di scienze, i dizionari sgangherati negli scaffali, l’orologio alla parete. La classe vissuta. Non si sapeva come sarebbe andata, altrimenti quel 4 marzo avrebbe avuto un sapore diverso».

«Si è sperimentato un altro modo di fare scuola, un modo che ha fatto emergere ancor di più le disuguaglianze… – evidenzia la Nasso, laureanda in lettere che ha insegnato, come docente precaria, in diverse Istituzioni scolastiche tra cui la “Eugenia Martinet” di Aosta e la “Grand Combin” di Gignod – tanti non avevano adeguati pc e connessione, una nuova maniera di fare scuola piombato nelle nostre vite velocissimo a cui ci si è dovuti adeguare in fretta. Gli insegnanti, la maggior parte, hanno dato il massimo davanti ad un pc per spiegare le loro materie, si sono reinventati, hanno adattato il loro lavoro. I miei amici e colleghi docenti mi hanno raccontato degli aneddoti che passeranno alla storia: alunni in pigiama, fratelli sullo sfondo in mutande, gatti davanti alla web cam, microfoni che guarda caso non funzionavano e tanti “Io la sento ma non la vedo”, “Io la vedo ma non la sento”. Sottofondi di aspirapolveri, fratelli, genitori presi dal bricolage».

«Enorme è stato il lavoro e l’impegno dei genitori che forse hanno capito ancor di più il ruolo degli insegnanti e della scuola troppo spesso considerata un parcheggio – scrive ancora la consigliera regionale “grillina” – La scuola è mancata a tutti, ma soprattutto ai bambini e ai ragazzi poco considerati in questa emergenza. No, non è andato tutto bene e i problemi sono stati tanti, lo so. Il periodo è terribile ma l’emozione dell’ultimo giorno e dell’ultima campanella, anche se a distanza, è sempre la stessa. Buona estate e in bocca al lupo a chi dovrà sostenere gli esami. Grazie insegnanti, grazie genitori, grazie bambini e ragazzi».

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Per quanto riguarda gli esami in Valle d’Aosta, sia la “maturità” che l’esame di terza media sono stati ripensati a causa dell’emergenza sanitaria. Nel primo caso è stato previsto «solo un colloquio “in presenza” della durata massima di sessanta minuti – spiega la sovraintendente agli studi, Marina Fey, già dirigente dell’Istituzione scolastica “Luigi Barone” di Verrès, che gestisce le dieci scuole della Val d’Ayas – durante il quale il candidato dovrà dimostrare di aver acquisito i contenuti e i metodi propri delle singole discipline, di essere capace di utilizzare le conoscenze acquisiste e di metterle in relazione tra loro per argomentare in materia critica e personale, utilizzando le diverse lingue, di saper analizzare criticamente, mediante una breve relazione o un lavoro multimediale, le esperienze svolte nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro, di aver maturato le competenze previste nell’ambito delle attività di cittadinanza e costituzione. Rispetto allo scorso anno, non dovendo svolgere le prove scritte, il candidato dovrà discutere un elaborato concernente le discipline di indirizzo e un breve testo già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana».

«Per svolgere in sicurezza l’esame è stato approvato uno specifico protocollo – precisa la sovraintendente – che prevede disposizioni organizzative in merito a misure di pulizia e di igienizzazione, al distanziamento sociale, all’utilizzo di mascherine e, a livello regionale, alla misurazione della temperatura all’ingresso dell’edificio scolastico. Tali disposizioni sono state fornite alle scuole e sono stati effettuati appositi sopralluoghi da parte del responsabile della sicurezza delle scuole. Gli studenti che affronteranno l’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione sono 930. Gli esami inizieranno il 17 giugno e si concluderanno indicativamente il 30 giugno. Saranno coinvolti, indicativamente, 312 commissari suddivisi in 26 Commissioni presiedute da pari numero di presidenti, che redigeranno i rispettivi calendari».

«Per quanto attiene l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione (quello “di terza media”, n.d.r.) quest’anno, lo stesso coinciderà con la valutazione finale da parte del Consiglio di classe – conclude Marina Fey – Tale valutazione terrà conto dell’attività didattica effettivamente svolta in presenza e a distanza, del percorso scolastico triennale, nonché del voto assegnato a un elaborato prodotto dall’alunno su una specifica tematica e della sua presentazione orale in modalità telematica. Gli studenti che affronteranno l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione sono 1240. Tutte le operazioni relative all’esame si concluderanno entro il 30 giugno».

Fonti: Ufficio stampa Regione autonoma Valle d’Aosta, profilo “Facebook” di Manuela Nasso, Sovraintendenza agli studi della Regione autonoma Valle d’Aosta
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