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Testolin, Bertschy ed i limiti di mandato: un parere nei cassetti accende AVS, ADU e UaS

pubblicato venerdì 15 Maggio 26 • h. 15

realizzato da aostapresse.it

Testolin, Bertschy ed i limiti di mandato: un parere nei cassetti accende AVS, ADU e UaS

di aostapresse.it | Ven 15 Mag 26 • h. 15

Renzo Testolin durante la riunione del Consiglio Valle in cui è stato dichiarato decaduto

La vicenda dei limiti di mandato in Giunta e della decadenza del presidente della Regione Renzo Testolin si arricchisce di un nuovo documento interno, finora rimasto nei cassetti degli uffici regionali, che riaccende il dibattito anche sulla trasparenza e sulla responsabilità politica. Testolin è tornato in carica mercoledì 13 maggio 2026 grazie alla sospensiva concessa in Appello, il Governo regionale è di nuovo operativo, ma la crisi di fiducia resta aperta: in Consiglio le richieste di dimissioni e rimpasto sono state respinte dalla maggioranza, mentre fuori dall’aula le forze di sinistra non rappresentate a Palazzo parlano di «Valle in ostaggio» e «patto di potere tra eletti».

Sul fondo c’è sempre la stessa questione: la legge regionale che limita a tre i mandati di giunta, la sentenza del Tribunale che ha dichiarato Testolin decaduto per aver superato quel limite e il ricorso che potrebbe aprire un fronte di legittimità costituzionale.

AVS: parere nei cassetti e richiesta di dimissioni

Alleanza Verdi e Sinistra – Rete Civica VdA, in una nota diffusa venerdì 15 maggio, ha concentrato le sue accuse su un parere interno, firmato nel novembre 2024 da Christine Perrin, segretaria generale della Presidenza del Consiglio Valle e dal relativo Ufficio legislativo, rimasto per oltre un anno e mezzo chiuso nei cassetti e reso noto solo ora. In quel parere si affermava che l’articolo 3, comma 3, della legge regionale 21/2007 impediva al presidente Renzo Testolin e al vice Luigi Bertschy di far parte della Giunta in un’ulteriore legislatura, avendo già accumulato tre mandati consecutivi.

Per AVS – Rete Civica ed il suo coordinatore, Elio Riccarand, si tratta di una vera e propria «bomba nel Palazzo», ma il bersaglio non è tanto chi ha fatto circolare il documento, quanto chi lo ha trattenuto: l’Ufficio di Presidenza dell’epoca composto da esponenti di Union Valdôtaine, Partito democratico e Lega (il presidente Alberto Bertin, i vice Aurelio Marguerettaz e Paolo Sammaritani ed i segretari Corrado Jordan e Luca Distort) ed i vertici unionisti, accusati di averlo tenuto nascosto nonostante le richieste formali delle due consigliere di Progetto Civico Progressista, Chiara Minelli ed Erika Guichardaz. Nemmeno dopo la diffusione del parere del costituzionalista Andrea Morrone, ha sottolineato AVS, quel testo è stato tirato fuori: «tutti silenti», scrive il movimento, parlando di «copertura disonesta».

Secondo AVS, Testolin e Bertschy «hanno potuto presentarsi alle elezioni regionali del settembre 2025 come potenziali candidati alla Presidenza e alla vice presidenza anche se erano ineleggibili a tali cariche» e si sono poi fatti eleggere «in barba alla legge». La conclusione è una richiesta politica netta: dimissioni del presidente e ritiro del ricorso in Appello. AVS avverte che, se ciò non avverrà, il documento occultato verrà comunque trasmesso alla Corte d’Appello di Torino e potrà incidere sull’esito della causa.

Christine Perrin, segretario generale del Consiglio regionale della Valle d'Aosta

Christine Perrin, segretario generale del Consiglio regionale della Valle d’Aosta

ADU: “La Valle è ostaggio”, Statuto speciale non come scudo personale e sì ad elezioni

ADU Valle d’Aosta, movimento dove è passata l’ex consigliera regionale Erika Guichardaz ha titolato la sua nota “La Valle d’Aosta è ostaggio” spingendo oltre la linea delle dimissioni chiedendo apertamente elezioni immediate. ADU ha ricostruito i passaggi chiave: la sentenza del Tribunale che ha dichiarato Testolin decaduto per aver superato il limite dei tre mandati di Giunta, la scelta del presidente di fare ricorso e la sospensiva che lo riporta alla guida del Governo «come se niente fosse».

Fare ricorso «è un diritto», ha scritto Adu, ma restare «incollato alla poltrona» trasformando una vicenda personale in «un danno collettivo per 120mila persone» è una scelta politica. Nel testo si elencano le decisioni sensibili in agenda, bandi, assunzioni, destinazione di 260 milioni di avanzo, nomine ai vertici di CVA e del Casinò, chiedendosi se sia opportuno affrontarle con una giunta che ha «una spada di Damocle sulla testa».

ADU critica anche la strategia difensiva del ricorso, 52 pagine di argomentazioni tecniche che aprono la porta alla contestazione di costituzionalità della legge regionale sui mandati, pur senza chiederla esplicitamente. Questo significherebbe «usare la specialità» dell’ordinamento valdostano come grimaldello per svuotare una norma che la Valle d’Aosta si è data da sola: «questa non è autonomia, è arroganza», si legge, con l’avvertimento che così si manda a Roma il messaggio di una comunità incapace di autogovernarsi.

Da qui due affermazioni forti: «un presidente vero si sarebbe dimesso il giorno dopo la sentenza» e «la democrazia non va in prorogatio». La conclusione è chiara: «chiediamo elezioni subito», per chiudere quella che ADU definisce «una pagina vergognosa» e restituire la parola agli elettori.

Raimondo Donzel, portavoce della coalizione Uniti a Sinistra

Raimondo Donzel, portavoce della coalizione Uniti a Sinistra

UaS: limite dei mandati da difendere e “patto di potere tra eletti”

Il terzo fronte è quello di Uniti a Sinistra, cartello che riunisce, oltre a UaS stessa, anche Area Democratica Gauche Autonomiste, Movimento 5 Stelle, Partito della Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista. Pur non essendo rappresentata in Consiglio, i cinque movimenti progressisti intervengono con una nota che mette al centro il limite dei mandati come «legge da rispettare e da difendere politicamente al di là delle interpretazioni tecnico-giuridiche».

UaS ed il suo portavoce, Raimondo Donzel, ha definito «atto grave» la scelta dell’Union Valdôtaine e della maggioranza (Centro Autonomista, Forza Italia e Azione) di sostenere il ricorso in Appello di Testolin e di mantenere intatta l’attuale Giunta. La situazione, ha scritto, è ulteriormente aggravata dal fatto che la guida del Governo resterebbe comunque affidata al vicepresidente Luigi Bertschy, «che si trova nella medesima condizione giuridica irregolare del presidente Testolin», con la stessa contestazione sul superamento del limite dei mandati.

Per Donzel il risultato elettorale del 2025 «è di fatto alterato»: due figure che non avrebbero potuto far parte della Giunta hanno comunque contribuito in modo determinante al consenso dell’Union Valdôtaine, condizionando così l’intera legislatura. Ancora più preoccupante, secondo UaS, è la disponibilità di una parte della maggioranza a mettere in discussione la costituzionalità della legge regionale «pur di salvaguardare posizioni di potere», indebolendo così la solidità dell’autonomia speciale.

Da qui l’accusa politica più generale: Raimondo Donzel parla di «un patto di potere tra eletti» che trova «scarsa opposizione all’interno del Consiglio regionale», fatta eccezione per alcune posizioni come quella di AVS, ed annuncia la volontà di continuare a battersi per legalità, trasparenza istituzionale e tutela dell’autonomia, «valori che non possono essere piegati a logiche di convenienza politica».

Aurelio Marguerettaz mentre entra all'ufficio dei Gruppi consiliari nella mattina di venerdì 15 maggio

Aurelio Marguerettaz mentre entra all’ufficio dei Gruppi consiliari nella mattina di venerdì 15 maggio

Scenari ancora aperti tra governo, urne e ricambio dei vertici

Sul piano istituzionale gli scenari restano aperti. Se Renzo Testolin dovesse dimettersi e nei 60 giorni previsti dalla legge regionale non si trovasse una nuova maggioranza per eleggere un presidente, la legislatura si chiuderebbe anticipatamente, come già accaduto nella XV, quando iniziò proprio la carriera di presidente dello stesso Testolin, chiamato a sostituire il dimissionario Antonio Fosson. In quel caso, per effetto del limite dei mandati, non potrebbero comunque ricandidarsi nelle liste dell’UV né Renzo Testolin né Luigi Bertschy, e neppure i consiglieri di Forza Italia Mauro Baccega e Pierluigi Marquis.

La maggioranza ha però respinto in Consiglio Valle le risoluzioni che chiedevano dimissioni immediate o l’impegno a lasciare in caso di giudizio della Corte costituzionale, e ha preferito mantenere l’assetto attuale in attesa dell’Appello.