Il Congrès dell’Union Valdôtaine, svoltosi sabato 16 maggio 2026 a Courmayeur, ha rappresentato una tappa importante per il mouvement, ai piedi del Monte Bianco, con una valenza simbolica di proiezione verso il futuro.
La convocazione era stata inviata a tutti gli iscritti già a febbraio, ma la data era caduta in un momento tutt’altro che sereno per la politica regionale. Ora Renzo Testolin è nuovamente presidente della Regione, la Giunta è tornata pienamente operativa, ma la polemica sul limite dei mandati non si è spenta.
Vent’anni di frammentazione: dalla prima scissione alla réunification
Per capire il significato del Congrès UV di Courmayeur, occorre ripercorrere due decenni di strappi, scissioni e tentativi di ricucitura che hanno segnato profondamente il panorama politico valdostano.
Il primo grande strappo risale al luglio 2005, quando Carlo Perrin, presidente della Regione dal 2003, era stato, di fatto, rimosso dall’incarico nonostante i trent’anni di militanza nel mouvement. Con lui e con altri esponenti delusi, tra cui Patrizia Morelli e Albert Chatrian, fecero nascere Renouveau Valdôtain, che confluirà poi in ALPE (Autonomie Liberté Participation Écologie), formazione che raccolse la sinistra autonomista e ambientalista valdostana, conquistando più volte seggi in Consiglio Valle come forza autonoma e strutturata.
Poco prima anche Roberto Louvin, già assessore regionale, presidente del Consiglio Valle e della Regione, aveva lasciato l’UV fondando Aosta Viva, con la quale venne eletto nel 2005 in Consiglio comunale ad Aosta e nel 2008 in Consiglio regionale, per poi confluire a sua volta in ALPE, dalla quale uscì nel 2013 abbandonando il seggio in piazza Deffeyes.
La frattura più clamorosa arrivò poi nel dicembre 2012, quando Laurent Viérin, assessore regionale all’istruzione, abbandonò l’UV insieme a Luciano Caveri ed Andrea Rosset, dando vita alla nuova Union Valdôtaine Progressiste (UVP), che si insediò direttamente in Consiglio Valle. La successiva alleanza tra UV e UVP provocò a sua volta nuove fuoriuscite: Antonio Fosson, Claudio Restano e Leonardo La Torre, eletti nel mouvement, fondarono Pour Notre Vallée, che si alleò con la Stella Alpina. Nel maggio 2016 fu la volta di Luciano Caveri che, insieme a Claudio Brédy ed Elso Gerandin, abbandonò l’UVP per fondare Mouv’, conquistando tre seggi alle regionali del 2018, insieme all’ex consigliere del Movimento 5 Stelle Stefano Ferrero.
Lo stillicidio di abbandoni non si fermò: nel 2018 fu la volta di Emily Rini, allora vice presidente della Regione ed assessore regionale all’istruzione (attuale segretaria regionale di Forza Italia), che lasciò l’UV dopo dieci anni e, dopo le elezioni del 2019, toccò anche ad Augusto Rollandin, che creò Pour l’Autonomie, che ottenne benm tre consiglieri eletti in Consiglio Valle.
Il risultato, a inizio degli anni Venti, è stato un panorama frammentato in numerosi soggetti, UV, UVP, Mouv’, ALPE, Alliance Valdôtaine (coalizione tra UVP, Mouv’ ed i resti di Alpe), dopo la creazione del Progetto Civico Progressista) e Pour l’Autonomie, tutti di area autonomista o progressista valdostana, spesso in competizione tra loro alle urne e talvolta in maggioranze diverse in Consiglio Valle.
La réunification: un processo lungo, completato nel 2024
Il percorso verso la réunification (riunificazione) prese avvio formalmente il 18 maggio 2023, ma affondava le radici nella pratica concreta di governo degli anni precedenti. Due fattori avevano accelerato il processo: il ricambio generazionale tra i dirigenti del mouvement ed il ritiro dalla politica di Augusto Rollandin per ragioni di salute, figura che aveva incarnato per anni i maggiori contrasti interni. Il 16 giugno 2024, a Saint-Vincent, il processo si concluse sotto il simbolo dell’Union Valdôtaine, con la confluenza dei consiglieri di Alliance Valdôtaine e VdA Unie (che comprendeva anche Mouv’) nel mouvement.
È in questo contesto che va letto il congresso di Courmayeur: il primo dopo la réunification e dopo le elezioni regionali e comunali del 2025, con sessanta sezioni attive sul territorio.

Joël Farcoz, presidente UV, durante il suo discorso al congrès di Courmayeur
L’apertura dei lavori e l’intervento di Joël Farcoz
Prima dell’avvio dei lavori, il sindaco di Courmayeur Roberto Rota ha portato il saluto del Comune ai congressisti mentre il presidente della sezione UV locale, Stefano Campese, ha sottolineato il significato particolare della presenza a Courmayeur. I lavori sono stati aperti dal presidente Joël Farcoz, che non ha eluso il tema politico: gli organi del partito di maggioranza in Regione hanno ribadito il sostegno alla scelta del ricorso in appello di Renzo Testolin, presentata come «un atto di responsabilità» necessario per garantire la continuità amministrativa.
Nel suo intervento, Joël Farcoz ha ribadito che la scelta di Courmayeur non è stata casuale volendo rendere omaggio ad una sezione impegnata e lanciare un messaggio politico a una realtà strategica per l’economia e il turismo valdostani. Nelle sue parole ha evidenziato che l’Union Valdôtaine vuole riaffermare la propria missione, quella di difendere e valorizzare tutta la Valle d’Aosta, nella sua diversità, senza riconoscersi «nelle classiche opposizioni tra destra e sinistra».
Sul piano politico, Farcoz ha ricordato il risultato elettorale del 2025: l’Union Valdôtaine ha ottenuto 19.308 voti, pari a quasi il 32% dei suffragi, confermandosi prima forza regionale. Farcoz ha inoltre reso omaggio a Ettore Jaccod, recentemente scomparso, e ha ringraziato i membri della Commissione statuti e quanti hanno contribuito all’organizzazione del Congresso.
Tre anni di lavoro per il nuovo statuto
Il congresso ha portato a conclusione un percorso lungo e articolato. La commissione Statuto, coordinata da Diego Empereur (ex consigliere regionale, già sindaco di Sarre), ha lavorato per tre anni: avviata nel 2023 sotto la presidenza di Cristina Machet, ha attraversato la réunification unionista, il Congresso della ricomposizione e le elezioni regionali e comunali.
I principali elementi della riforma riguardano:
- la composizione del Congrès national, fondata sui Comuni e sulle Unités des Communes, per garantire un’ampia rappresentatività territoriale;
- il rafforzamento del Conseil fédéral, il cosiddetto “parlamento unionista”, con un’organizzazione più ramificata che attribuisce ai territori un ruolo maggiore nella scelta dei propri rappresentanti;
- la composizione rinnovata del Comité fédéral, per assicurare rappresentanza adeguata a tutte le comunità valdostane, inclusa quella Walser;
- una serie di semplificazioni delle procedure interne, per rendere il funzionamento del mouvement più chiaro ed efficace;
- il rafforzamento delle organizzazioni collaterali, le Femmes e la Jeunesse, come leva per un nuovo impegno civico.

François (Francesco) Stevenin
Il dibattito e gli emendamenti
Il dibattito congressuale è stato arricchito da diversi emendamenti presentati dalle sezioni. Alcuni sono stati accolti dall’Assemblea dopo discussione mentre altri, al termine di un confronto aperto, sono stati ritirati dalle sezioni proponenti. Il clima generale è stato giudicato «positivo», ma non sono mancate posizioni differenti, che hanno trovato sintesi attraverso risoluzioni condivise.
A margine del congresso, una riflessione più critica è arrivato da François Stevenin, consigliere regionale dal 1983 al 1988 e presidente del Consiglio Valle dal 1993 al 1998, che ha indicato che un nuovo Statuto deve nascere da un vero patto con lo Stato ed aprire un percorso nuovo per la Valle d’Aosta, avvertendo che «il carattere pattuito dello Statuto resta fragile»: lo Stato può ancora, in nome «dell’interesse nazionale», scavalcare le garanzie dell’autonomia.
Tra le priorità indicate da Stevenin, spicca il ruolo della Corte dei conti: alcune decisioni sull’asserita insuscettibilità di controllo delle deliberazioni del Consiglio regionale esigono, a suo avviso, una risposta politica chiara. Sul modello del Canton Vallese, dove la Corte dei conti è eletta dal Gran Consiglio e agisce in piena indipendenza, Stevenin propone che anche in Valle d’Aosta questo organo venga eletto dal Consiglio regionale o direttamente dai cittadini, secondo criteri rigorosi di competenza.
Un’altra preoccupazione riguarda la perdita di sensibilità autonomista tra le giovani generazioni. Sul piano istituzionale, Stevenin ha avanzato anche l’ipotesi di una riforma elettorale ispirata ai Cantoni svizzeri, con l’elezione diretta del Governo ed una Presidenza a rotazione, proposta che richiederebbe però una modifica costituzionale. La conclusione è stata netta: «la riforma dello Statuto non può limitarsi ad aggiustamenti tecnici. Deve garantire l’autonomia, la responsabilità politica e il futuro del popolo valdostano, con responsabilità, coraggio e fedeltà alla propria vocazione».










